Coronavirus, facciamo il punto della situazione
  • 09.03.2020
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Coronavirus, facciamo il punto della situazione

Oramai non si parla d’altro: l’argomento salta sempre fuori, con notizie più o meno veritiere riguardo il Coronavirus.

Partiamo da un presupposto: questo virus, con i giusti accorgimenti, può essere fermato e, quindi, gli allarmismi eccessivi e le psicosi collettive possono essere tranquillamente evitate, almeno per il momento.

Scriviamo “almeno per il momento” perché si tratta di un virus e non si può prevedere precisamente il suo corso evolutivo, infatti, secondo l’OMS, non è detto che "COVID-19" andrà via con i primi caldi, anche se non ci sono evidenze che sostengono che si può restare infetti due volte.

I paesi più contagiati

Escludendo i casi relativi alla Cina, sono stati segnalati 2055 casi in 33 paesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta tenendo sott’occho le diverse situazioni in Corea del Sud, in Iran e in Italia, dato che l'80% dei nuovi casi nel mondo sono in questi tre paesi: è però importante sottolineare che l’Italia ha un sistema di controlli che, rispetto ad altri stati, ha identificato rapidamente i contagiati e, quindi, in Europa anche altri paesi potrebbero trovarsi ad affrontare una situazione simile a quella italiana nel breve termine.

L’importanza del controllo

Seppure al momento il Coronavirus si è dimostrato pericoloso solo con i più deboli, in buona parte dei casi analizzati, causando la morte dei pazienti più anziani e/o con patologie pregresse, soprattutto respiratorie, l’attenzione deve essere ai massimi livelli.

Il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie ha infatti innalzato da “moderato” a “elevato” il rischio di una epidemia di COVID-19 nell’Unione europea e nel Regno Unito, dato che:

  • le misure di contrasto utilizzate fino ad ora sono state capaci di diminuire il contagio, ma non di arrestare la diffusione;

  • sono stati registrati numerosi casi con sintomi lievi ma capaci di trasmettere l'infezione;

  • vi sono aree precedentemente non interessate al contagio dove sono stati registrati casi non legati a viaggi verso aree infette.

Cosa fare

I medici stanno cercando di evitare allarmismi, affermando che, pur non esistendo ancora una terapia, al primo colpo di tosse non bisogna correre in ospedale, dato che si potrebbero trovare troppi casi da analizzare (a volte inutilmente) danneggiando l’operatività del pronto soccorso.

I test non saranno eseguiti su tutti, ma solo su persone che presentano una sindrome respiratoria. e/o che hanno avuto contatti sicuri con individui contagiati.

Se vuoi porre qualche domanda oppure semplicemente approfondire l’argomento, non esitare a contattarci. Il nostro team di professionisti sarà lieto di risponderti.

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